Maria Grazia Massimino. Il futuro è bello, a patto di tenere il passo!
Sono sempre stata una grande appassionata del mare. Ricordo quando da bambina tutti gli anni ci trasferivamo dalla casa di Cagliari a quella di villeggiatura sul mare: la passione per il mare era molto forte in tutta la mia famiglia. Mio padre fece arrivare a Cagliari la prima maschera da immersione da Livorno, perché in Sardegna non se ne trovavano ancora. Il mare è sempre stato una grossa passione per me. Rimanevo molto male quando tutti gli anni tornavo in Sardegna per le vacanze e lo trovavo più povero e più inquinato. Una volta, mentre cercavo sulle pagine gialle il nome di una società produttrice di impianti di depurazione per un villaggio turistico di cui la mia famiglia era proprietaria, mi resi conto che non esisteva nessuna azienda sarda che producesse tali attrezzature. Fu così che decisi di fondare un'azienda in quel campo.
Fare l'imprenditrice è più
difficile che fare l'imprenditore?
Personalmente sostengo che fare l'imprenditrice è assai più
facile che fare l'imprenditore, in quanto il mondo imprenditoriale è tutto
maschile e quindi sei vista come un fenomeno speciale e come tale sei oggetto di
continue attenzioni da parte dei media. Questo logicamente si riverbera in modo
positivo nei confronti della notorietà della propria impresa. La mia azienda è
famosa sia perché produce i migliori prodotti nel suo segmento di mercato, sia
perché la stampa ha scritto molto su di me e sui vari riconoscimenti che ho
vinto come imprenditrice. Basti pensare alla notorietà positiva che ho ricevuto
dalla vittoria del premio Bellisario o da quello di imprenditrice dell' anno
1999 che ho appena ritirato.
Una volta la stampa mi dedicò un articolo intitolato
"Depurazione con grazia" che fece molta eco: se l'azienda fosse stata guidata da
un uomo la stampa non si sarebbe interessata dell' argomento con tanta
attenzione.
Imprenditori si nasce o si diventa?
Personalmente penso che imprenditori si nasce: è un qualcosa che uno ha nel proprio codice genetico. Magari le persone non ne sono consapevoli, ma possiedono internamente caratteristiche che li distinguono dalla moltitudine. È questa specificità che ti porta ad essere capo branco, a voler essere artefice del proprio destino. Personalmente non ho mai pensato nella mia vita di andare a lavorare per qualcuno, mi sono sempre sentita una leader con un pronunciato spirito di protagonismo.
Quali sono state le persone che l'hanno aiutata in quest'impresa?
La persona che mi è stata più vicina in quèsta avventura è stato mio marito che ha accettato e condiviso il mio progetto. Anche i clienti mi hanno dato una mano: essi hanno compreso ed apprezzato la qualità del mio impianto che è stato il primo ad essere certificato Iso 9000 in Italia. Sono stati i clienti che mi hanno sorretta nella fase iniziale del decollo della attività. Un particolare aiuto ed un vero supporto fattivo li ho ricevuti dal mondo accademico. Grazie alla collaborazione con grossi centri di ricerca in Germania ed in Francia la mia azienda è riuscita a sviluppare una tecnologia superiore alla concorrenza. È stata la raffinata tecnologia che ha permesso di realizzare impianti divenuti poi lo standard di riferimento per il mercato.
Cosa ha determinato il suo successo?
Il mio segreto è che non mi cimento mai in una competizione che non posso vincere. Il primo fra gli ingredienti che ha permesso di raggiungere gli ottimi risultati attuali è lo sforzo profuso nella ricerca tecnica che sta dietro i prodotti realizzati dalla mia impresa. Pensi che credo talmente nella ricerca scientifica che mi sono battuta per la realizzazione del parco scientifico della Sardegna, di cui oggi sono membro del consiglio direttivo. Nella formula del successo rientra anche l'entusiasmo che non ho mai smesso di mettere nel mio lavoro, insieme ad una piccola dose di fortuna che ha giocato favorevolmente a mio vantaggio.
I primi anni sono spesso i più difficili. Come se li ricorda?
Personalmente non posso dire che i primi anni siano stati i più difficili, in quanto c'era l'entusiasmo che faceva superare tutti gli ostacoli. Trovo che sono stati più impegnativi gli anni successivi, quando l'azienda è cresciuta e si è dovuta dare una struttura organica. La crescita ha richiesto di aprirsi ai mercati esteri, al settore pubblico. Questo ha imposto delle regole rigide che mal si conciliano con il mio carattere.
Che immagine ha del futuro?
lo sono entusiasta di vivere in questo momento storico: sono Internet dipendente. Penso che stiamo vivendo un momento felice; sono contenta del processo di unificazione dell'Europa: penso che questo porterà grosse innovazioni nelle "procedure borboniche" che ancora sono in uso in Italia. Nel nostro paese esiste ancora un sistema di gare d'appalto che mi sento di definire medioevale. Pensi che ancora vige la norma del ribasso del prezzo dell'opera, ma nessuno si preoccupa di verificare le performance dell'impianto che alla fine l'ente pubblico acquista. lo sono molto ottimista e non sono per niente impressionata dalla nuova apertura del mercato. Il futuro è digitale e questo vuoI dire sviluppo del commercio elettronico. Personalmente reputo che tale fenomeno non condizionerà più di tanto le attività business to business come sono quelle in cui opera la mia azienda di depurazione, quanto piuttosto il mercato consumer. A questo proposito, come imprenditrice attenta a tutti i fermenti dell' economia, ho in animo di aprire una nuova attività che si occuperà specificatamente del commercio elettronico. Il futuro è bello, a patto di tenere il passo!
Che rapporto ha avuto con il mondo delle banche?
Ho sempre avuto un buon rapporto. Vede, il vero segreto è ricordarsi che le banche sono fatte di persone e quindi valgono le regole del rapporto sociale. Dipende perciò molto dalle persone con cui hai a che fare, anche se specialmente al sud non si può descrivere il mondo delle banche tutto rose e fiori. Nel sud Italia il credito ordinario è mediamente più caro di quello che spuntano i nostri colleghi del nord. Non esiste cultura creditizia nelle stesse banche. Al sud, inoltre, il credito speciale piuttosto che essere un vero catalizzatore di sviluppo sociale, ha rappresentato una specie di ammortizzatore; questo ha spesso drogato il mercato sostenendo iniziative fallimentari.
Che consigli darebbe ad un giovane che desiderasse percorre la sua stessa strada?
Il primo consiglio è
di verificare se l'idea avuta è giusta, confrontandola con il mercato prima di
cacciarsi in una disavventura. Il secondo consiglio è quello di iniziare con
dimensioni ridotte, controllabili, stando molto attenti a tutti i segnali che
provengono dal mercato, pronto a cambiare rotta ai minimi riscontri negativi
nella formula ipotizzata. Attenzione! Non voglio dire di cambiare attività ad
ogni cambio di vento, ma piuttosto di non difendere le scelte sbagliate, di non
fare questioni di principio, raggiungendo magari la meta prestabilita facendo un
percorso anche tortuoso se è quello necessario.
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Lezione di Massimino |
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1. Cimentarsi nelle sfide che si possono vincere |
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2. Iniziare in piccolo |
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3. Essere pronti a fare cambiamenti nella formula ipotizzata se il mercato lo richiede |
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4. Puntare sulla innovazione e sulle nuove tecnologie |
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5. Portare avanti con determinazione le proprie idee ed i propri progetti |