ESTRATTO

 il Cagliaritano

 

Lunga vita alla signora

In Francia, ai primi del Settecento, si rivelò una figura di donna specialissima ed assolutamente opportuna al secolo di che correva. Una figura di donna capace di raccogliere attorno a sé artisti e poeti, politici ed intellettuali, nobili ed inventori.
Donne calamite, bravissime ad organizzare ed armonizzare incontri tra cervelli e personalità che lasciavano il segno nella trama sociale in cui vivevano.

Donne che, aprendo i loro salotti al mondo, senza preclusioni di sorta, si fecero tutrici di un mecenatismo intellettuale che permise a sconosciuti di grande talento, variamente indirizzato, di proporsi a chi, intuendo il loro valore, li aiutava ad affermarsi.
Donne che con cultura e savoir faire dirimevano screzi politici a volte di importanza cruciale, oppure con la stessa competenza e discrezione riuscivano, a volte, a cambiare persino il corso della storia, come della letteratura o dell'arte.

A tutto questo pensavo osservando qualche settimana fa la splendida scena che mi si offriva. Una donna di grande charme, dagli occhi scurissimi e intelligenti, che nel giardino della più bella villa di Porto Rotondo intratteneva i suoi li ospiti col gran garbo di chi sa essere padrona di casa ovunque.

Maria Grazia Angioni sposa venticinque anni fa il suo docente universitario di statistica Paolo Massi mino. Insieme creano l'Azienda Italiana Depuratori e contribuiscono all'evoluzione ecologica della Sardegna non solo in senso tecnico, ma anche culturale. L'equazione "rispetta la natura per rispettare te stesso" c la portano in Costa Smeralda come alle Maldive, in Russia, in Cina e in molte altre parti del mondo. La Sardegna conta esempi di donne eccezionali, ma in numero ancora esiguo.

       

Maria Grazia è una donna sarda, fiera della sua sardità ma con idee di grande respiro. Laurea in filosofia con indirizzo psicologico, specializzazioni tecniche all'estero, alla SDA Bocconi e al Politecnico di Milano, consigliere di direttivo alla Confindustria di Cagliari, socio fondatore e consigliere di amministrazione del Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna, è stata, qualche mese fa, eletta presidente regionale dell' AIDDA, l'associazione italiana espressione del più importante network mondiale che rappresenta le imprenditrici e le donne dirigenti d'azienda. Insignita nel 1990 del premio Marisa Bellisario per il suo impegno a favore dell'ambiente, è attualmente responsabile nazionale per l'espansione e per la stampa della stessa fondazione ed è membro della giuria che ogni anno crea un gotha di donne eccellenti.

L'ho vista a Roma fare la padrona di casa, in occasione del Premio, nella prestigiosa sede della Confindustria. Prendere sottobraccio Letizia Moratti e fare accomodare Virna Lisi. L'ho vista, più volte, con presidenti e assessori e registi e industriali raccontare aneddoti divertenti tenendo allegra la compagnia, ma soprattutto fare da collante a realtà difficili ad incontrarsi ma con lei magicamente in armonia. L'ho vista consegnare riconoscimenti a persone verso cui da sempre la Sardegna aveva un debito ma di cui solo lei è sembrata ricordarsi. E l'ho vista in televisione competente e battagliera ma con gli occhi lucidi se parla del suo Paolo o di suo figlio Luca. E infine l'ho vista, qualche settimana fa, festeggiare con un rito nuziale i suo venticinque anni di matrimonio, nella splendida chiesetta di Porto Rotondo, col prete che approfittava di questa occasione, da lui stesso definita unica, perché i matrimoni non durano più, e qui in Costa Smeralda, diceva sconsolato, nessuna coppia viene in chiesa tenendosi per mano. E tutti noi da Cagliari,  commossi e a volte nostalgici per amori non sopravvissuti alle debolezze umane, lì a festeggiare Paolo e Maria Grazia.

Le amiche più care, le consigliere del suo direttivo AIDDA, il Procuratore Generale della Repubblica con la moglie, il Prefetto col figlio Giovanni, l'Assessore regionale al turismo, il Sindaco di Olbia, il conte Donà dalle Rose felice che la stagione si aprisse con un avvenimento cosi significativo, l'avvocato Renzo Persico regista dell'evento. Grazia Cavedon, portorotondina d'adozione, lanciava riso e petali di fiori insieme con la marchesa cagliaritana Asquer incaricata dell' antico rito della "gratzia"; mentre il coro gallurese, con la voce di Rino Piccinnu, commuoveva con la magia dell'Ave Maria sarda. Questa parte di costa così movimentata aveva bisogno di un evento lieto vissuto con grande rispetto della tradizione, a conferma che la mondanità non è un disvalore quando può contare su persone capaci di divertirsi ma anche di grandissima solidità. È stata bella la festa nella stupenda villa dagli squisiti addobbi, sculture di fiori create dall'amica contessa Giulietta Facco con margherite e rose bianche e gialle, gli stessi fiori del matrimonio di venticinque anni fa. E di antichi sapori il menu campidanese, curato da Giorgino e OmelIa, Antonello e Lalla giunti appositamente da Cagliari, e arricchito da piatti piemontesi in onore dello sposo. Balli sotto la luna riflessa in piscina, Maria Grazia e Paolo e tutti noi a brindare al loro amore, e alla vita.

Lunga vita alla Signora, e a tutte le donne di cultura, positive e romantiche, pratiche e intelligenti, pronte ad intuire come accogliere chi valorizzerà la realtà che le circonda, in questo caso la nostra terra, col calore delle brave padrone di casa. Lunga vita alla Signora, la Sardegna ne ha bisogno.

(S. S.)