
ESTRATTO
«Sardegna in prima linea negli studi delle cellule staminali»
Presentato il Centro di ricerca italiano per interventi terapeutici
Quartucciu,
e quindi la Sardegna, da oggi hanno ufficialmente il primo Centro di
ricerca tissutale e cellulare al servizio della scienza. Un progetto
imprenditoriale unico in Italia, di cui si hanno esempi soltanto
negli Stati Uniti. La sede è quella dell'Azienda Italiana
Depuratori, fondata 25 anni fa dagli imprenditori Maria Grazia
Angioni e Paolo Massimino. Un'azienda prima in Italia, nel settore
del trattamento dell'acqua, ad essere stata certificata nelle
procedure di qualità Iso 9001 e che, d'ora in poi, sarà anche in
prima linea nella ricerca per interventi terapeutici in Sardegna e
sul territorio nazionale.
L'ambiziosa innovazione nasce da un'idea e da lunghi studi nelle
migliori Università italiane ed estere dei coniugi Massimino, in
sinergia con l'Università di Cagliari come partner scientifico. Ieri
sera, la presentazione ufficiale è avvenuta in una gremita Casa
Angioni alla presenza di varie autorità ed esponenti del mondo
scientifico tra cui Licinio Contu, direttore del Centro Regionale
trapianti della Sardegna, con cui nei giorni scorsi ci sono state
polemiche però prontamente risolte. Un'occasione per assegnare anche
la prima edizione del Premio scienza nuova al conduttore televisivo
Alessandro Cecchi Paone.
Della nuova realtà, iscritta allo schedario dell'Anagrafe Nazionale
delle ricerche e autorizzato dal ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, farà
parte un team di ricercatrici sarde, laureate tra l'altro in Fisica,
Chimica, Biologia, Tecnologie farmaceutiche, Medicina. Il Centro si
avvarrà della costante formazione in sede di altri ricercatori e
della collaborazione delle più prestigiose sedi di ricerca
internazionali. Le protagoniste in ogni caso saranno in particolare
loro: le cellule staminali. Cellule allo stadio iniziale del loro
sviluppo ma presenti anche negli adulti. Possono essere prelevate
tra l'altro da aspirato spinale, cordone ombelicale ed essendo
dotate di grande plasticità, hanno la capacità di
evolversi in un tessuto particolare, riparandolo
o ricreandolo ex-novo, così da essere impiegate nella cura di
malattie degenerative tra cui quelle del tessuto nervoso e
muscolare. Solo per citarne alcune, morbo di Parkinson, sclerosi
multipla, diabete o nella sostituzione di tessuti lesionati, come
quelli cardiaci in seguito ad esempio ad un infarto.
Come ha spiegato Giovanni Brotzu, direttore della Struttura di Chirurgia
vascolare del Dipartimento di chirurgia del Policlinico, e responsabile
scientifico del progetto, «il futuro ci vedrà impegnati tra l'altro negli studi
dell'uso delle staminali per protesi o pancreas». Il centro di ricerca è
destinato a fornire ad istituti di ricerca e strutture sanitarie, materiale
biologico e in particolare cellule staminali nel pieno rispetto delle norme di
sicurezza microbiologica.
Ad aprire la serata è stato l'intervento della fondatrice Maria Grazia Angioni
Massimino, pluripremiata nel mondo come imprenditrice, per la sua attenzione
all'universo femminile e recentemente eletta all'Università La Sapienza di Roma,
presidente regionale dell'Aprom Sardegna. «Noi come imprenditori ci mettiamo al
servizio della ricerca. Alle strutture medico scientifiche, dunque il compito di
renderci tutti uguali e con uguali diritti per essere sani». L'idea dei coniugi
Massimino, nasce tre anni e mezzo fa anche da una ricerca sulla disoccupazione
al femminile della fondazione Bellisario, che alla Massimino ha assegnato
l'omonimo premio. «Si rilevavano», conclude l'imprenditrice, «le difficoltà per
molte valide professioniste, di poter andare all'estero per fare ricerca nei
centri di eccellenza. Ne parlai con il professor Umberto Veronesi e con Cecchi
Paone. Mi diedero forza e coraggio dicendomi di non mollare. Ora ce l'abbiamo
fatta e con questo progetto vogliamo quindi dare una risposta
concreta a questa esigenza, che conseguentemente diventerà motivo di
speranza. Per chi studia e per chi confida nella ricerca»
Cecchi Paone premiato per la sua attività di divulgatore
«Le cellule staminali sono le nuove frontiere della ricerca e per la prima
volta con questo innovativo progetto la Sardegna sarà in prima linea verso il
futuro». Alessandro Cecchi Paone, giornalista e conduttore televisivo di
trasmissioni televisive come "La Macchina del tempo" su Rete 4, non ha dubbi ed
è anche per questo che non ha voluto mancare alla presentazione ufficiale del
Centro di ricerca Azienda italiana Depuratori. «Sono in gioco», ha spiegato,
«malattie finora non curabili o considerate non guaribili. Per gli studi sulle
cellule staminali, gli occhi e le speranze del mondo sono stati puntati sui
ricercatori della Corea del Sud, ma questo progetto a Quartucciu, grazie
all'impegno degli imprenditori Massimino, porterà il nome dell'isola in tempi
brevi ad alti livelli aprendo le porte dell'Italia alla ricerca».
Cecchi Paone ha ricevuto durante la serata il premio internazionale "Scienza Nuova", dal nome dell'opera di Giambattista Vico. Un premio dedicato a chi nel mondo si è impegnato, e continua a farlo, nella divulgazione delle opportunità offerte dalla scienza. E per la prima edizione del premio è stato scelto un simbolo dell'informazione legata al mondo scientifico. Temi non facili ma che Cecchi Paone con le sue trasmissioni contribuisce ad avvicinare ad un pubblico eterogeneo e soprattutto giovane. Come il suo ultimo libro, "Solo per amore", che sta conquistando il mondo dei lettori con temi inerenti le nuove mete della scienza, tra cui cellule staminali e procreazione. Un tema, quest'ultimo, su cui Cecchi Paone è tornato durante la conferenza. «La nuova legge sulla procreazione assistita», ha spiegato, «penalizza l'Italia. Comporterebbe la distruzione di decine di migliaia di embrioni congelati. Ma la ricerca ne ha bisogno per salvare vite umane
(B.S.)